Il dibattito dura da sempre: come per tutte le forme d’arte “pop”, si cerca di risalire alla data esatta di nascita dei videoclip musicali. L’impresa però è resa più ardua dal fatto che alcuni video universalmente considerati come tali in realtà sono nati come parte di un film più lungo, e ridotti a estratto per la natura stessa del film, che di solito era un musical.

Dai Beatles ai musicarelli

È il caso non solo del già citato Bob Dylan, ma anche dei Beatles – l’esempio classico è il loro video per “Help!”, che faceva parte di un film più lungo. A proposito di lungometraggi musicali, non si può non citare la carriera da attore di Elvis Presley: “Jailhouse Rock” è sia il titolo del film che la canzone portante presentata all’interno di esso, con tanto di performance.

Se accettiamo di considerare gli estratti dei musical come videoclip ante litteram, allora la data di nascita di questo linguaggio va spostata all’indietro. Ma quando? Al 1957 con Elvis? Al 1955 con Marlon Brando che canta in “Bulli e Pupe”? O ancora al 1952 e “Singing in the Rain”?

A dirimere almeno parzialmente la controversia ci pensa un genere filmico tutto italiano, che potremmo spiegare in soldoni non come un musical all’italiana ma come un videoclip della durata di un lungometraggio. Si tratta del celebre “musicarello”. Qui il focus è sulla musica che andava pubblicizzata, intorno alla quale veniva costruita una storia apposita. Non il contrario, come nel musical alla maniera anglosassone.

In questo modo in Italia sono esplose le carriere di personaggi come Rita Pavone, Gianni Morandi o Caterina Caselli. A questo punto possiamo considerarli davvero dei pionieri del video musicale, anche se non riconosciuti a livello internazionale tranne che in pochi casi di studiosi illuminati.

Anche questo è un problema tutt’altro che laterale: lo studio dei mass media, di qualunque tipo essi siano, normalmente si concentra su quelli in lingua inglese o comunque quelli occidentali, e trascura quelli di paesi considerati esotici.

Per questo, se non prendiamo in considerazione la sterminata produzione televisivo-musicale del subcontinente indiano, o di paesi come Nigeria, Kenya o ancora Brasile e Argentina, potrebbe sfuggirci che il videoclip potrebbe addirittura essere nato lontano dagli USA… e anche dall’Italia.

La risposta a questa domanda rimane dunque in sospeso: come si suol dire, vi faremo sapere!

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